FONDAZIONE della
R.L. "VITA NOVA" n. 1051 all'Or. di Torino

   
 

Nel 1975 a Torino, in P.zza Lagrange, 2, fu fondata da sette Fratelli la R.L. “VITA NOVA”  n. 41 all’Or. di Torino  Valle del Po, Obbedienza di Piazza del Gesù.


Dopo circa un anno, i F.lli fondatori confluirono nel Grande Oriente d’Italia – Palazzo Gistiniani.

Quei sette F.lli furono accolti, pur separati in differenti Officine, dal Collegio Piemontese.

Ma ancora forte e determinato era lo spirito che legava quei Muratori ed immutati erano gli intenti della ricerca esoterica che non trascurarono di cooptare coloro che, sullo stesso sentiero, volevano Lavorare con il preciso intento della ricerca della Verità in un forte senso di Fratellanza: si riunirono ad essi quattro Fratelli della R.L. Pitagora e sette Fratelli della R.L. Toro, all’Oriente di Torino per fondare la: R.L. “STELLA D’ITALIA VITA NOVA” n. 1051.

Avuto il prescritto “Nulla Osta” del Grande Oriente d’Italia, il 3 giugno 1986, alla presenza di numerosissimi F.lli dell’Oriente di Torino, avvenne l’installazione dell’Officina. Il 16 giugno 1986 si tenne la prima tornata rituale di Loggia.

La Loggia assunse, come si è detto, un proprio nome ed un proprio segno distintivo.

La scelta del nome e del disegno non furono casuali, essi derivarono da ragioni storiche e simboliche.

Il nome si compone di due parti, STELLA D’ITALIA - VITA NOVA ad indicare, in un certo senso la commistione di quelle due anime che ne avevano voluto la nascita; l’anima dei F.lli provenienti da P.zza del Gesù e quella dei F.lli di Palazzo Giustiniani.

La rappresentazione della stella fu voluta quale ricordo di una delle prime Logge costituite in Italia e quale simbolo della Repubblica Italiana, al fine di sottolineare il desiderio di ricollegarsi e di mantenere quella tradizione che affonda le sue radici nella, o meglio nelle antiche culture, non solo esoteriche, ma anche operative che avevano caratterizzato un certo tipo di attività di quegli uomini le cui azioni ed idee hanno lavorato per il bene dell’umanità secondo gli schemi per i quali ogni Massone si ritrova a bussare alla porta del Tempio.

Quindi, simbolicamente continuazione della tradizione e della metodologia massonica al fine di estrinsecare quanto, per le peculiarità tipiche dell’uomo, è immutabile: il suo desiderio di cambiamento, di evoluzione, di astrazione per il compimento della Grande Opera; il passaggio dalla pietra grezza a quella quadrata o, se preferiamo, la trasformazione del Piombo in Oro.

VITA NOVA era l’eredità di un’ideale immutabile e al tempo stesso di un’idea rinnovabile. Si prese spunto dalla Divina Commedia di Dante Alighieri; fonte inesauribile, per colui che ne raccoglie i reconditi messaggi, di insegnamenti in chiave esoterica che traggono origine da una profonda conoscenza delle Scuole Iniziatiche che avevano preceduto il Poeta.

Vita Nova implica una metafora scrittoria, tipica dell’epoca dantesca, che viene riconosciuta anche nell’ambito delle normali tradizioni letterarie. Per l’interpretazione del nome, non converrà fermarsi all’equazione Vita Nova - Giovinezza, ma si dovrà cogliere nell’aggettivo, un senso più profondo e nascosto. Numerosi interpreti vi hanno colto l’eco di una tradizione che dai “Salmi” a San Paolo, ai Vittorini, insiste sulla Rennovatio spirituale dell’uomo illuminato dalla Grazia e sulla cmplementarietà di “Vita Nova” e “Canticum Novum” che ne consegue. Dalla Vita Nova nasce un nuovo principio che riguarda quegli individui che utilizzavano il linguaggio d’amore per rappresentare concetti di ben diversa levatura e di ricerca interiore, ai fini di difendersi da un sistema di potere che tendeva a reprimere ogni ricerca  che fosse al di fuori delle regole allora vigenti. Nacquero così i Fedeli d’Amore.

Come dice il Rossetti, infatti, “La poesia d’amore del Medio Evo era costruita secondo un gergo convenzionale per il quale, sotto l’apparenza dell’amore, esprimeva idee di natura iniziatica, religiosa e politica. Queste idee potevano, con tale artificio, essere comunicate tra una schiera di iniziati che si chiamavano appunto “Fedeli d’Amore” e sfuggiva in pari tempo all’Inquisizione che doveva vedere in quelle poesie soltanto l’espressione di sentimenti amorosi. Le donne di quei “Fedeli d’Amore”, qualunque nome esse portassero, Beatrice, Giovanna, Rosa erano tutte una donna sola o meglio una sola idea. Una dottrina segreta della quale l’anima di quegli adepti era innamorata.

Tale donna amata servì agli adepti anche per designare segretamente la setta alla quale essi appartenevano e della quale si dicevano fedeli.

Il simbolo della Loggia è costituito da una Stella a cinque punte, il Pentagramma e da una Quercia con sette radici, tutto inscritto in un Cerchio.

A proposito della stella già abbiamo fatto cenno ad un suo significato simbolico, ma un analisi più esoterica ci permette di rivisitare il Pentagramma o Stella Fiammeggiante come emblema dell’Uomo, svincolato da tutto ciò che gli impedisce di essere unicamente e pienamente Uomo.

Le cinque punte di questa figura, detta anche Stella del Microcosmo, corrispondono alle quattro membra ed alla testa dell’uomo. Poichè le membra eseguono quel che la testa comanda, il Pentagramma è anche segno della volontà sovrana, alla quale niente potrebbe resistere a patto che essa sia irremovibile, giudiziosa e disinteressata.

Perchè la Stella a cinque punte conservi questo significato, occorre che sia disegnata in modo che vi si possa inscrivere una figura umana in posizione eretta, cioè con la testa in alto. Rovesciata, assumerebbe il significato diametralmente opposto; in tal caso non si tratterebbe più del Pentalfa luminoso o stella dei Magi, emblema del genio umano e della libertà, bensì dell’astro oscurato degli istinti volgari da cui sono soffocati gli animali; vi si ravvisa perciò lo schema di una testa di capro.

La Quercia è l’albero che espande le sue fronde verso il cielo, così come allarga le sue radici sottoterra. Si ricollega alla cultura druidica, tipicamente occidentale, che vedeva in tale albero il simbolo divino. San Bernardo da Chiaravalle, fondatore dell’Ordine Templare, insegnava: “Imparerete più dalle alci e dalle querce di quanto imparerete dai libri”.

La foresta è, nel concetto druidico il Tempio vivente di Dio, infatti essa implica il senso di ordine, gerarchia, dove c’è una selezione di qualità; scuola di aristocrazia che introduce il concetto di Maestà. Non il trionfo della vanità, della presunzione, dell’orgoglio, bensì della grandezza, di ciò che è maestoso per natura.

In alchimia poi, la quercia è sempre stata scelta come concetto ermetico per indicare il nome nascosto del soggetto iniziale.

Le foglie di quercia, per rimanere nell’ermetismo, possono produrre delle escrescenze rotondeggianti e rugose chiamate noci di galla, da cui Gallia, gallo. Il Gallo è emblema della Gallia e attributo di Mercurio. Il gallo lo troviamo rappresentato sui campanili delle chiese francesi. Nasce qui il collegamento simbolico con le cattedrali.

La quercia fornisce poi il Kermès che suona, in francese, come ermès: mercurio.

Le cattedrali sono manifestazioni di strutture atte al culto tipicamente occidentale, quindi di origine druidica.

Cattedrale viene da cattedra, concetto che presume il Maestro, la Scuola, l’insegnamento.

Nella Cattedrale come nella Basilica (Casa del Signore - Basileus) si offre un sacrificio eucaristico e di lode.

Le cattedrali (in particolari quelle Gotiche) sono splendidi edifici simbolici, nati a testimonianza di una particolare epoca storica, densa di ricerche spirituali e sociali, caratterizzate dalla nascita di Scuole di pensiero e d’azione, come quella Templare, che tanta importanza hanno nella tradizione Massonica.

Il Cerchio è simbolo dell’unità, composto da un unica linea le cui estremità si congiungono per annullarsi una nell’altra, divenendo l’emblema di ciò che non ha nè inizio nè fine.

Questo fu quel concetto di unità, enunziatore dell’anima che ispirò quel gruppo di Massoni riunitisi sotto il titolo di “Stella d’Italia Vita Nova”.

A questo gioiello di Loggia venne poi aggiunto un nastro azzurro, come la volta stellata, quel colore che nel linguaggio prettamente esoterico-massonico e nella tradizione muratoria stessa  riconosce nella Massoneria Azzurra quella dei “primi” tre gradi.

Con decreto n. 354/GR del 23.07.2008, su richiesta della R.L. il Gran Maestro Gustavo Raffi concesse il che venisse modificato il titolo distintiva da R. L. "Stella d'Italia Vita Nova" in R. L. "VITA NOVA".