Si tratterebbe di uno scritto ritrovato sul muro di una casa di Pompei e in diversi altri luoghi. I ritrovamenti più antichi datano il quadrato fra il II ed il IV secolo d.C. (è il caso di Cirencester in Gran Bretagna).

SATOR
AREPO
TENET
OPERA
ROTAS

Il quadrato puo' essere letto in qualsiasi direzione e mostra diversi significati: semplice gioco o messaggio cifrato?
Secondo il libro di Rino Camilleri (Il quadrato magico - ed. Rizzoli) la sua origine sarebbe cristiana, ma il suo significato non è chiaro (a meno che non si tratti di un semplice gioco).
Inoltre si può notare che se si scrivono tutte e cinque le parole nascoste del quadrato una di seguito all'altra (rotas opera tenet arepo sator), la frase risultante può essere letta ugualmente bene anche in senso contrario, costituendo, quindi, un palindromo.

Questo strano quadrato è stato rinvenuto in molti luoghi europei, ed è presente anche in testi e monumenti antichi. Numerosi studi sono stati condotti sull'origine e sul significato di questa formula.
L'ipotesi più condivisa è che si tratti di una cruces dissimulatae, una raffigurazione cifrata dei primi cristiani per poter adorare la croce in segreto: non è infatti un caso che le 25 lettere del quadrato possono essere disposte in modo da formare le parole A-PATERNOSTER-O. La A e la O, corrispondenti latine dell'Alfa e dell'Omega greci, significherebbero allora il principio e la fine di tutte le cose.
E ancora: se si legge il quadrato a serpentina si ha: sator opera tenet - tenet opera sator (il seminatore possiede le opere, ovvero Dio è il Signore del creato).

Il fatto che il quadrato fosse presente nell'antica Pompei solleva però alcuni interrogativi. Non esiste infatti alcuna prova del culto cristiano in tale contesto. Inoltre, il quadrato si trova in molti altri luoghi: dalla Cattedrale di Siena a Sermoneta, da San Lorenzo di Rochemaure ai castelli di Chinon in Francia; da Santiago di Compostela in Spagna, ad Altofen in Ungheria.
Il dato suggestivo è che molti di questi luoghi furono possedimenti templari: è possibile allora che i Cavalieri Templari, depositari di conoscenze esoteriche, usassero tale simbolo per contrassegnare luoghi di particolare importanza.

Ecco un'altra interpretazione: la lettera T, alle estremità della croce formata dalla parola TENET, poteva essere interpretata come richiamo al simbolo del Tau, cioè della croce. si può notare anche che accanto ad ogni T ci sono sempre sia una A che una O. Il collegamento con la
La croce dei Cavalieri Templari è immediato:

A. D. Grad, nel suo libro "Introduzione alla Kabbala ebraica", MEB, 1986. osserva che: le due parole TENET formano una croce a bracci uguali; congiungendo le A e le O con la N che sta al centro e tracciando il cerchio di raggio NA (o NO) si ottiene la famosa croix pattée dei Cavalieri Templari.

Alcuni luoghi dove osservare il quadrato magico: a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore (in questa chiesa è possibile vedere anche un altro palindromo: Roma summus amor ); a Magliano dei Marsi in provincia di L'Aquila, in una chiesa dedicata a Santa Lucia; a San Felice del Molise, nella chiesa di Santa Maria Ester; a Campiglia Marittima, in provincia di Livorno; a Capestrano, Chieti, nella chiesa di San Pietro ad Oratorium; alla Certosa di Trisulti, Frosinone; nella chiesa di Sant'Agostino a Monterubbiano in provincia di Ascoli Piceno; a Siena, nell'Abbazia di Santa Maria della Scala; nell'Abbazia di Montecassino;
in un manoscritto della Biblioteca capitolare di Vercelli, in cui le parole sono scritte l'una dietro l'altra fino a formare il perfetto palindromo SATORAREPOTENETOPERAROTAS.
Ad Ascoli Satriano in località Faragola in quella che in primo momento si pensava fosse una basilica paleocristiana e che successivamente si è rivelata una villa patrizia forse appartenente agli scipioni di epoca tardo imperiale

Il Sator è stato inciso su una pietra esterna della chiesa di San Lorenzo a Rochemaure in Francia dall’eretico cataro l’albigese Qiroi, ma al tempo stesso è stampato su una Bibbia carolingia e dipinto in una cappella dell’Inquisizione in Spagna e in diversi edifici sacri medioevali francesi e inglesi. Campeggia su una moneta dell’Imperatore Massimiliano II ed è scolpito sul fondo di un’antica coppa d’argento trovata sull’isola scandinava di Gothand.
E’ conosciuto nell’Egitto del IV e del V secolo d.C., nella Cappadocia del IX secolo d.C. e in Mesopotamia (a Dura Europos fu trovato in ben cinque occasioni). E’ presente in un manoscritto latino dell’882 conservato presso la Biblioteca Nazionale Francese; Paracelo la considerava un talismano erotico; Girolamo Gordano nel suo De rerum variegate un rimedio contro la rabbia, e, infine per taluni, sembra contenere dotti riferimenti alla Apocalisse di San Giovanni.
Tale è la molteplicità dei luoghi e dei testi in cui ritorna il quadrato magico del Sator, che la sua interpretazione appare un vero rompicapo per archeologi, filologi e paleografi di tutto il mondo.

Nel 1868 uno scavo archeologico nell’antica Corinium (oggi Cirencester, nel Gloucesterhire, Inghilterra) rivelò il Sator sull’intonaco di una casa databile al III sec. d.C.. La retrodatazione del Sator portò alla convinzione che esso potesse rappresentare uno stratagemma dei primi cristiani, quando erano ancora perseguitati, per adorare la croce in forma dissimulata:le due parole TENET, infatti, disegnano al centro del quadrato una croce perfetta.
Del resto che i primi cristiani adottassero simili stratagemmi è noto. Si pensi al simbolo del pesce (ICTUS in greco), che in realtà nasconde l’acrostico Iesus Christòs Theou Uiòs Sotèr.
A chiudere la faccenda ci pensò Felix Grossner, pastore evangelista, che poco dopo scoprì che anagrammando le lettere del Sator saltavano fuori le parole PATERNOSTER incrociate e poste tra le lettere A e O, corrispondenti, in questa interpretazione all’Alfa e all’Omega dell’alfabeto greco, chiara citazione dell’Apocalisse di San Giovanni: “ Io sono l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine, colui che è, che è stato e che sarà” (Apocalisse, 1-8, 21-6 e 22-13).
La partita sembrava chiusa e il mistero svelato, se di mezzo non si fosse il paleografo Matte Della Corte nel 1936.

Ancora una volta a segnalare il passo è una scoperta archeologica: tracce del Sator su una colonna della Grande Palestra di Pompei. Ora per la sua tragica fine, Pompei era in grado di dare un terminus ante quem al Sator: il 79 d.C. anno dell’eruzione del Vesuvio e dalla conseguente distruzione e abbandono della città.
Veniva dunque a cadere l’ipotesi cristiana, non solo perché non erano note, e non lo sono tuttora, comunità cristiane a Pompei ma soprattutto perché non poteva essere conosciuta l’Apocalisse di San Giovanni, visto che la sua diffusione nell’Italia centrale avvenne, secondo studi attendibili, verso gli anni 120-150 d.C. ed era quindi impossibile che tale concetto fosse presente nel 79 d.C.

Rimane il dilemma di cosa significhi e rappresenti il Sator.
Sappiamo che esso è presente in tutto il bacino mediterraneo, che preesisteva al cristianesimo e che ciò nonostante fu adottato in seno al cristianesimo, forse con un significato traslato, forse improprio.
La chiave per risolvere l’enigma doveva allora nascondersi in quell’unica parola intraducibile: AREPO.

Il Sator: un’interpretazione di carattere teologico e filosofico
Quest’altissimo tema teologico, che ci riconduce allo spinoso tema del libero arbitrio, non è d’esclusivo appannaggio del cristianesimo. Nella filosofia antica furono gli stoici a porsi per primi il problema. Se pensiamo poi alla vicinanza di certi concetti dello stoicismo con quelli del cristianesimo e come spesso filosofi stoici, come Seneca, siano stati creduti cristiani, possiamo ben comprendere come il quadrato magico del Sator, che esaltava il potere di Dio sull’uomo, sia stato accolto tra i simboli della religione cristiana.

Il Sator di Pompei trova in quest’interpretazione una collocazione coerente. In un periodo (metà del I sec. d. C.) il mondo romano aveva smarrito i valori dell’antica Res Publica e i nuovi poteri imperiali inducevano gli imperatori a sentirsi dèi. Il Sator ricordava allora i limiti del potere umano. Inoltre proprio Pompei, nel 62 d.C., era stata funestata da un tragico terremoto e i suoi cittadini (come scrive lo stesso Seneca) avevano potuto sperimentare sulla loro pelle la precarietà dell’esistenza umana ed era naturale che volgessero i loro pensieri a quel Potere Supremo che così duramente aveva mostrato la sua forza.
In epoca medioevale probabilmente il Sator viene inglobato all’interno della cultura neoplatonica a cui si riallaccia, come abbiamo visto, anche la figura di Ermete Trismegisto. Basandosi sull’insegnamento di Platone, i neoplatonici hanno come fondatore storico Ammonio Sacca, vissuto ad Alessandria d’Egitto nel II sec. D.C., anche se l’esponente più famoso di questa dottrina filosofica fu Plotino (205-270 d.C.) che aprì a Roma la sua scuola. Seguì Niccolò Cusano (1400-1464), Marsilio Ficino (1453-1499) e Pico della Mirandola (1463-1494). Nella Firenze medicea erano questi gli autori più letti (e fra loro anche Ermete, considerato reale figura storica). Con il neoplatonismo giunse in occidente anche quel gusto per l’esoterismo e una conoscenza iniziatica vista come elevazione a Dio. Scienza ed esoterismo oggi sono contrapposti, ma allora erano coesi. Gli umanisti, dunque, (e successivamente tutto il Rinascimento) studiano la matematica, la geometria e l’astronomia, mischiandola con l’alchimia, la magia e la cabala. Il nostro Sator si trova nel mezzo di questo percorso, nonostante non ne faccia propriamente parte. Non c’è allora da stupirsi che fosse adottato (come sostiene Bianca Capone) dai Templari, che di questa cultura erano impregnati.

Eppure il Sator non nasconderebbe nessuna formula magica, piuttosto sarebbe una pillola di saggezza ad uso individuale, un monito alla presenza umana. Un’altra versione del Memento Homo.

Naturalmente questa che vi offriamo è solo una delle tante interpretazioni. Il lettore interessato potrà trovarne altre fino ad arrivare alle più eccentriche. In verità, il Sator rimane a tutt’oggi un oggetto misterioso, la cui esatta funzione non è provata.
Concludiamo allora citando l’interpretazione di uno dei più noti enigmisti italiani, Stefano Bartezzaghi, che nel 2000 nella sua rubrica Lessico e Nuvole (La Repubblica) si cimentò anche lui nel mistero del Sator, scoprendo che anagrammandolo saltava fuori: SOTTRAR ORO A PAPERONE: SAETTE.

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