LE MONDE diplomatique  Dicembre 2004

Libero arbitrio contro il potere Pino Bertelli

È uscito, negli Oscar Mondadori, un libro singolare, Gli illuminati di Baviera. Una setta massonica del Settecento tra congiura e mistero, dell'abate Augustin Barruel. È la ristampa anastatica del secondo volume della «Storia del giacobinismo» (un testo molto citato quanto poco letto), pubblicato nel 1852. Il titolo interno è «Congiura dei sofisti. Dall'empietà all'anarchia». Il lavoro di Barruel tratta della nascita di una società segreta nella Baviera di fine Settecento, che aveva come fine quello di provocare rivolte e rivoluzioni contro ogni forma di potere e dare vita ad una società anarco-comunista che si richiamava all'Età dell'oro prefigurata dai grandi poeti dell'utopia (Eraclito, Platone, Moro...). Il pensiero ardito dell'abate non risparmia giudizi né li teme. Polemista feroce, contrarissimo alla «filosofia dei lumi», lavora su documenti di prima mano e procura continue abrasioni morali, etiche, ereticali ai codici politici e culturali del suo tempo. Disvela situazioni «sporche» che si dipanano tra Vaticano, sette segrete, poeti e artisti coinvolti in complotti eversivi. Scrive che, a differenza delle altre logge massoniche, gli Illuminati di Baviera accettavano nelle loro fila framassoni atei, materialisti, gente del libero spirito e traccia una linea di continuità storica fra i Templari, i Catari, i massoni giacobini e tutta una catenaria ereticale che aveva come fine la distruzione non solo del cristianesimo gerarchico ma anche e soprattutto di ogni forma di autoritarismo.

Barruel approfondisce la figura del «fondatore» degli Illuminati di Baviera, Adam Weishaupt, conosciuto dalle polizie di tutta Europa come Spartaco. Fu lui che nel 1776 fondò a Inglostadt, nella cattolica Baviera, una delle prime logge dei Rosacroce (l'ordine segreto degli Illuminati di Baviera). L'organizzazione degli Illuminati di Baviera era complessa (ripresa dall'ordine dei gesuiti). I capi restavano ignoti agli affiliati e ogni grado inferiore non conosceva quelli superiori. L'identità del Gran Maestro non era mai rivelata e i programmi erano conosciuti soltanto dai gradi alti della setta. Il «sogno» comune era di aiutare l'uomo a uscire dall'infelicità, dalla paura e dalla soggezione nella quale era tenuto dai potentati del tempo. Ciò che desideravano senza fine, non era solo la fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, ma una rivoluzione basata sul libero arbitrio, e una società fondata sulla libertà dell'eguaglianza.

Il libro si compone di XVIII capitoli e, dopo una lunga dissertazione sugli Illuminati, le loro opere, il loro codice, i gradi preparatori, i cavalieri scozzesi dell'Illuminismo, le classi e i misteri, principi, maghi e uomini-re... l'abate passa con grande naturalezza a riflettere sui Principi illuminati e sul governo dell'Ordine. Non ci sono governi buoni né preti utili alla causa di Dio, sembra dire.

Barruel incolpa gli Illuministi di Baviera di tutte le rivolte, le rivoluzioni, le sovversioni a venire (dalla nascita dell' Illuminismo alla Rivoluzione francese) nell'Europa bigotta e prostrata alle corone e ai governanti... Ma tra le pieghe del discorso, traspare la simpatia del gesuita per le ondate eversive generazionali (meno, forse, per i valori dell'ordine costituito). Insomma, un libro iconoclasta e radicale, che vale la fatica (l'avventura) di una non proprio semplice lettura.

(1) Gli illuminati di Baviera. Una setta massonica del Settecento tra congiura e mistero, di Augustin Barruel, Mondadori 2004, 8,40 euro.



Il Tempo
  mercoledì 1 dicembre 2004

L’Apocalisse prima del «Codice»

Esce «Angeli e demoni» che Brown ha preferito pubblicare dopo il best seller Misteri e delitti in Vaticano. E un attentato al simbolo del cattolicesimo

di WALTER MAURO

È QUELLO del «Codice da Vinci», Dan Brown, esploso alla ribalta delle vendite librarie in tutto il mondo, più di diciassette milioni di copie che fanno impallidire persino i classici della letteratura. Una storia quella, piena di fatti e di colpi di scena, ma anche molto abile, perché l’autore, il miliardario (ormai...) Brown, con quel cognome così anomalo e comune, travolge tutti, e ritorna ora con un romanzo scritto tre anni prima del travolgente best seller, e tenuto saggiamente nel cassetto, perché la storia del Da Vinci gli sembrava, forse giustamente, più clamorosa ed eclatante.

Al centro dell’economia narrativa, c’è lui e c’era lui, Robert Langdon, professore di iconografia religiosa a Harvard, ma al contempo accanito indagatore, più che detective, attorno a sette occulte, oggetti misteriosi, tutto quanto insomma, accende il brivido. Torna tutto questo, anzi precede il tutto, «Angeli e demoni», apparso in America nel 2000, e da oggi in Italia per i tipi di Mondadori, e c’è da aspettarsi un bis del boom editoriale che ha accompagnato la pubblicazione del Codice, che tuttavia continua a coprire il ruolo di fratello maggiore di questa avventura che ha iniziato il giro del mondo: scritta prima della tragedia delle Torri newyorkesi, per cui le vicende di Langdon assumono una inevitabile commisurazione diversa, la nuova storia di Brown (ma in realtà più anziana, si diceva) corre in direzione contraria al tempo, per un corso di ventiquattro ore che il protagonista sviluppa ancora in coppia, questa volta con Vittoria Vetra, figlia adottiva di un fisico del Comitato europeo per la ricerca nucleare di Ginevra. I due si innamorano, tanto per cambiare, e rischiano il matrimonio... Sono così rari i momenti d’intimità nel frenetico fervore delle vicende di Brown, che un momento di pace non guasta.

Ma veniamo alla storia. C’è un ricercatore accanito dell’antimateria, Leonardo Vetra, il padre della ragazza, che finisce ucciso, per cause misteriose e imprecisate. Ha sul petto, con un marchio a fuoco, la scritta «illuminati», in caratteri gotici. È il caso di convocare il ben noto Robert Langdon per capirne di più, che sulla decifrazione dei simboli ne sa una più del diavolo, anche perché ha scritto un lungo saggio sugli Illuminati.

A questo punto, Roma diventa la protagonista della vicenda (la predilezione per l’Italia e i suoi geni è dunque di antica data), anche perché nella Città Eterna si sta svolgendo il conclave per l’elezione del nuovo papa, successore del precedente che sembra sia stato ucciso. La presenza minacciosa e incombente degli Illuminati si stende come un’ombra invadente su tutta la Città del Vaticano, e oltre, per le vie di Roma, perché la setta ha rubato l’ampolla dell’antimateria e l’ha nascosta fra le mura pontificie. Ci rimettono la vita i quattro cardinali favoriti, ma subito dopo succede di peggio, esplode il Vaticano. Il compito di Langdon e Victoria è quello di ricostruire il tracciato dei luoghi percorsi dagli attentatori: sono quattro punti cardinali (ci si perdoni l’inevitabile gioco allusivo di parole...) — gli altari della Scienza, e ce n’è un altro, il quinto, la Chiesa dell’Illuminazione da dove muoverà l’Apocalisse. Non sarà difficile per i due scoprire il tracciato, basteranno sei ore, ricorda Brown, proverbialmente preciso nella scaletta delle sequenze, ed eccoli partire per l’ultimo atto della sfida. Può sembrare una boutade, ma precede la tragedia di New York e allora un pizzico di perdono Brown se lo merita... Il colpevole si esprime qualche volta in arabo.

Il finale è scoppiettante, succede di tutto fra colpi di scena, sorprese, prodigi nel bene e nel male: sullo sfondo una Roma di notte poco adatta per giovani coppiette, e più consona a racchiudere in sé i più allucinanti misteri. La conclusione va lasciata ai lettori di prossima convocazione, i quali si chiederanno curiosamente in quale misura questo vecchio/nuovo romanzo rappresenta l’antefatto, o l’anticamera, del notissimo «Codice». Diciamo che il ruolo ricoperto dal Priorato di Sion viene qui assolto dagli Illuminati, realmente esistiti verso la metà del Settecento nel contesto della Massoneria. Ben saldata organizzativamente alla figura di Adam Weishaupt, professore della Baviera, il quale nel 1782 annunciò la nascita della Massoneria.

Ma fermiamoci qui, e cerchiamo brevemente di spiegare le ragioni del successo di Brown, in tutto il mondo. Le sue storie si muovono in bilico fra il reale e l’immaginario: e posseggono l’astuzia di mediare l’una e l’altra componente di una comunità umana (questa volta universale, dato il successo a ogni latitudine), entrambe ansiose di venir restituite ad una realtà che spesso sfugge per la sua folle inattendibilità e al contempo ad un immaginario che può servire da antidoto, da fuga, da evasione. Resta il fatto che questo universo un po’ irreale e fantastico si popola di mostri e di crimini che tanto assomigliano al disegno della realtà. E va bene: l’uomo di oggi non vuol riflettere sul proprio attuale, incerto destino, e va a cercarselo nella fiaba crudele e orrenda. Buon per Dan Brown.

L’ADIGE 4 dicembre 2004

Arriva il film con Cage a caccia del tesoro e la Rai annuncia una fiction tv

Tutti alla riscoperta dei Templari

ROMA - Una caccia al tesoro metropolitana con tanto di mappe e codici da decifrare. Ma anche il fascino degli antichi cavalieri e un pizzico di massoneriamescolato alla giovane storia degli Stati Uniti. «Il mistero dei templari» di Jon Turteltaub, con protagonista il premio Oscar Nicolas Cage, si presenta con le carte in regola per sbancare i botteghini natalizi dopo aver già conquistato il mercato americano. A questo si aggiunga che oltre a Cage il film presenta un cast davvero stellare composto da Harvey Keitel, Jon Voight, Diane Kruger, Sean Bean. La storia, che si svolge nella contemporaneità, ha come protagonista Benjamin Franklin Gates (Cage), ultimo discendente di una famiglia ossessionata dall´idea di trovare il tesoro più antico e prezioso del mondo: quello dei Templari. Benjamin scoprirà che i padri fondatori hanno nascosto gli indizi per trovare il tesoro sul retro della Dichiarazione d´Indipendenza...

Ma i Templari approdano in libreria, in tv e sono oggetto di mostre e studi. Motivo di questa Templari renaissance sicuramente, oltre al successo mondiale del libro «Il nome della rosa» di Umberto Eco, anche il recente clamoroso caso editoriale de «Il codice da Vinci» di Dan Brown, libro da cui Ron Howard sta allestendo il cast da affiancare a Tom Hanks per la trasposizione al cinema. Anche la tv non sta a guardare. La Rai ha annunciato che tra i suoi prossimi progetti c´è la «La profezia dei templari» in quattro puntate.