La Vita Nova di Dante

Al di là del mero scheletro narrativo, la Vita Nuova è un’opera che offre una quantità notevole di livelli di lettura, di strati di complessità e che presenta diversi aspetti di originalità. A cominciare dalla forma letteraria scelta da Dante, quella del prosimetro, in cui parti poetiche e parti in prosa si alternano armonicamente nel corpo completo del testo.

Se le parti poetiche sono, ovviamente, le liriche dello stesso Dante, quelle in prosa sono destinate al commento critico delle prime.

 Il prosimetro, raramente usato in letteratura, si rivela così ampiamente funzionale all’obiettivo di Dante, cioè 
definire i parametri di quella nuova poesia che noi chiamiamo stilnovo.

La Vita Nuova racconta il processo di maturazione interiore e consapevolezza spirituale del narratore, un percorso unico ed irripetibile, inevitabilmente ancorato all’esperienza personale del protagonista. Non si tratta di un messaggio soltanto implicito, dal momento che l’intero capitolo XXV dell’opera esula dalla narrazione dell’amore trasfigurato di Dante per la sua Beatrice, per sviluppare invece una profonda riflessione sullo stile poetico della lode, sugli stili della poesia volgare e sulla nuova poetica che l’autore sta sviluppando insieme all’amico Guido Cacalcanti, cui dedica l’intera opera.

Non meno profondi appaiono i contenuti proposti da Dante, che disegnano un’idea di poetica stilnovista anch’essa originale e in qualche modo diversa da quella del Cavalcanti. Se per quest’ultimo l’amore è un sentimento irrazionale, e perciò indescrivibile, per Dante Amore diventa uno strumento di scoperta interiore capace di elevare spiritualmente l’essere umano; un sentimento che a livello letterario può esprimersi tramite quella lode che nella tradizione cristiana si rivolge primariamente a Dio. 

Ma nella concezione stilnovistica la donna-angelo trascende la semplice femminilità per farsi espressione e veicolo delle virtù divine: la loro bellezza, non è puramente estetica, bensì riflette quell’armonia e quella gentilezza che rimandano ad un piano di significati che si riferiscono a quello spirituale, e perciò può ben essere destinataria di canti di lode.

Questo si evince nel capitolo XXIX, dove Dante sottolinea come il numero 9, che è perfetto, abbia segnato il suo rapporto con Beatrice e la vita di costei: il poeta incontra la sua amata per la prima volta a nove anni e per la seconda a diciotto; Beatrice, invece, muore l’8 giugno del 1290, che è il nono giorno del mese secondo il calendario arabo, mentre giugno è il nono mese del calendario siriaco; allo stesso modo il numero 90 si ricollega al numero sacro tre. 

Tre è il numero della Trinità, perciò numero sacro e perfetto così come i suoi multipli, sul quale Dante costruisce l’impalcatura della sua opera. Allo stesso modo va letto il nome della donna amata, Beatrice, cioè colei che è beata e in grado di dare la beatitudine.

Si tratta, come si può vedere, di una costruzione intellettuale estremamente complessa che risente delle elaborazioni filosofiche duecentesche, e che allontana abissalmente l’ideale di amore e gentilezza stilnovista da quello classico o romanzo. Questa complessità, unita al valore dato all’esperienza personale e allo sviluppo spirituale, costituiscono gli elementi di novità che permeano lo stilnovo e che hanno in Dante la loro massima espressione.